Marola sorge tra verdi valli, circondata da una ampia cornice mozzafiato di colli, montagne e crinali, tra cui spiccano, in direzione sud, la Pietra di Bismantova e sullo sfondo, il monte Cusna di 2120 metri, il massiccio più alto dell’Appennino Reggiano. Marola è quindi base logistica ideale per piacevoli escursioni nei dintorni, dove seguendo il Sentiero Matilde che passa al centro del paese (o per chi preferisce  a pochi minuti d’auto) si possono visitare importanti beni culturali. I castelli, le pievi, le torri e i borghi di epoca Matildica, sparsi sui colli dell’appennino reggiano da est ad ovest, disposti in un sapiente ed efficace sistema difensivo, raccontano la potenza militare e politica dei regnanti di quei tempi, mentre le chiesette romaniche, della stessa epoca, rappresentano la diffusa cristianità e devozione di quelle popolazioni.

  • Sentiero Matilde

    SENTIERO MATILDEIl Sentiero Matilde è stato realizzato a metà degli anni ‘90 dalla Provincia di Reggio Emilia con l’intento di portare l’escursionista a “camminare nella storia”, attraverso un facile percorso a tappe che attraversa i luoghi e i monumenti che rimandano ai tempi di Matilde di Canossa. Rivivere la storia di Matilde di Canossa attraversando gli antichi luoghi del suo grande feudo è un’impresa di straordinaria suggestione se si segue il Sentiero Matilde, una rete di itinerari lungo le antiche direttrici viarie del medioevo. Esse conducono ai castelli della Gran Contessa passando per antichi borghi incastonati in un incantevole paesaggio naturale. Il Sentiero Matilde segue l’antico percorso alto medievale da Ciano d’Enza (località Vico), costeggia i castelli di Rossena, Canossa, Sarzano, Carpineti fino a Toano dirigendosi poi verso il crinale al Passo delle Radici. Cinque sono le tappe suggerite, dalla rupe di Canossa fino all’Ospitale di San Pellegrino posto sul crinale appenninico, attraverso un percorso segnato da cartelli direzionali e da pannelli informativi. La lentezza del cammino permetterà di scoprire la grande suggestione del patrimonio artistico e storico lasciato dalla donna più importante del Medioevo.

    Dal 2014 la Provincia di Reggio Emilia ed il Gal , su sollecitazione anche della Proloco di Marola, hanno realizzato una variante alla seconda tappa, Casina-Carpineti, del sentiero Matilde.

    sito internet del Sentiero Matilde

    Pieghevole del Sentiero Matilde

  • Castelli Matildici

    Testi e foto sono tratti da www.reggioemiliaturismo.it

    Castello di Rossena e Rossenella

    Castello-di-Rossena-foto-SuperstudioIl profilo della fortezza di Rossena, impiantata su un rossastro colle vulcanico, costituisce uno degli scorci paesaggistici più suggestivi di tutta l’area matildica. A differenza di altri castelli che nel tempo si sono trasformati in residenze signorili, Rossena ha conservato l’impianto originario di vera e propria macchina da guerra che doveva fermare eventuali aggressioni nemiche provenienti dalla valle dell’Enza. Il castello, forse iniziato nel 950, all’inizio era costituito da un mastio isolato, la cui struttura (ora ribassata) è ancora leggibile al centro della costruzione principale. Di proprietà della Diocesi reggiana, Rossena ha subito un profondo restauro in occasione del Giubileo dell’anno 2000 che ne ha permesso il recupero per usi ricettivi. Oggi ospita un ostello con una cinquantina di posti letto. E’ interamente visitabile, a pagamento, con accesso alle cisterne e al cammino di ronda dove, nelle giornate limpide, si ammira uno splendido panorama. Di fronte a Rossena si staglia la torre di Rossenella. I colli vulcanici su cui sorgono il castello e la torre fanno parte della Riserva Naturale Integrata della Rupe di Campotrera, istituita con legge regionale.

    La Torre di Rossenella è stata oggetto di approfonditi studi che hanno rilevato come essa corrisponda a un modulo costruttivo diffusissimo e standardizzato, con il quale furono edificate diverse strutture difensive della zona sullo scorcio del X secolo. La Torre sorge all’interno della Riserva Naturale Orientata della Rupe di Campotrera,  di notevole interesse geologico e botanico. Dal 2007, dopo un accurati lavori di restauro, c’è l’opportunità di visitarla all’interno.

    Castello di Canossa

    Castello Canossa foto aereaLa posizione strategica di questo castello ha costituito un caposaldo naturale fin dai tempi più remoti. Verso la metà del X secolo Azzo Adalberto rese più munito e resistente il castello (che fu assediato nel 953 dai Longobardi di re Berengario) e vi edificò il tempio di Sant’Apollonio. Canossa divenne il centro fortificato del potere feudale degli Attonidi, la potente famiglia di origine longobarda che con la Contessa Matilde ebbe il periodo di maggiore splendore. L’immagine più famosa legata alla storia del castello è quella dell’imperatore Enrico IV, supplice ai piedi del castello, in attesa di essere ricevuto da Papa Gregorio VII, nel gennaio del 1077. Nel 1115 con la morte di Matilde per il castello inizia un periodo di declino, segnato dalla sua distruzione avvenuta nel 1255 ad opera del Comune di Reggio. Nel 1557 Ottavio Farnese, alla guida di cinquemila fanti e ottocento cavalieri, attaccò la rocca a cannonate e la distrusse una seconda volta. Nel 1878 lo Stato Italiano acquistò i ruderi del castello dichiarando Canossa monumento nazionale. Della struttura originaria rimangono tracce delle mura e della cripta del tempio. All’interno del castello si trova un piccolo Museo Nazionale, recentemente ristrutturato, che conserva, fra l’altro, un prezioso fonte battesimale del XII secolo.

    Il castello è di proprietà della Soprintendenza e la Provincia di Reggio Emilia incaricata della gestione, ha appaltato il servizio di apertura del Castello e dello UIT .

    Per gli orari di apertura visita il sito del Castello di Canossa http:www.castellodicanossa.it

    Castello di Carpineti

    cast_carpineti-1Già nel IX secolo il castello di Carpineti viene citato in alcuni documenti ma sarà la Contessa Matilde a valorizzare il complesso. All’interno della fortificazione, provvista di un doppio ordine di mura, la Contessa ordina l’edificazione della chiesetta di stile romanico dedicata a Sant’Andrea, tuttora ben conservata. La fortezza di Carpineti viene eletta quale sede privilegiata per ospitare pontefici, imperatori, re e duchi. Nel 1077 accoglie papa Gregorio VII, reduce dall’incontro di Canossa mentre nel 1082 riceve il vescovo di Lucca Anselmo. La morte di Matilde nel 1115 chiude il periodo più denso di avvenimenti nella storia di questo castello, conteso tra Papato ed Impero. Nei secoli seguenti la fortezza di Carpineti subisce diversi assalti e si susseguono al potere più proprietari, fra i quali anche il leggendario “bandito della montagna” Domenico Amorotto (secolo XVI).
    A circa quattro chilometri dal castello, raggiungibile o in auto o con una piacevole passeggiata lungo il Sentiero Dorato, da segnalare l’antica Pieve di San Vitale, la cui canonica è stata oggetto di recenti restauri e oggi adibita a ostello e ristorante.
    Nell’area del Castello è presente anche la preziosa chiesa di Sant’Andrea, consacrata e usufruibile anche per matrimoni su richiesta.
    Il Castello è di proprietà della Provincia di Reggio Emilia e la Pieve di San Vitale di proprietà del Comune di Carpineti.

    Castello di Sarzano

    Il Castello di Sarzano, con il borgo annesso, era uno dei centri più importanti del sistema territoriale matildico, collocandosi lungo una direttrice strategica in collegamento con la Toscana. Originariamente la sua struttura era organizzata all’interno di tre cerchie di mura: una inferiore il cui perimetro è oggi ripreso dal tracciato stradale, che comprendeva la chiesa parrocchiale, e due superiori concentriche. Restano oggi l’alta torre, adibita a campanile, il mastio, con merlatura guelfa provvista di piombatoi e coperta da tetto, infine i resti della cinta muraria. Le rilevanti dimensioni del mastio resero questa struttura adatta non solo ad uso difensivo ma anche ad uso residenziale e probabilmente fu adibita a dimora signorile già in epoca feudale. Recenti restauri hanno recuperato, oltre al mastio, divenuto una piccola sede per esposizioni, anche gli edifici del borgo, dove oggi sono a disposizione del turista un raffinato ristorante e nove camere doppie per l’alloggio. L’ ex chiesa parrocchiale di S.Bartolomeo, oggi sconsacrata, è diventata una sala convegni per cento posti particolarmente raffinata, con evidenziati gli affreschi e gli elementi decorativi cinque-secenteschi scoperti durante i lavori. E’ di proprietà del Comune di Casina, così come il castello e tutti gli edifici adibiti a ospitalità e ristorazione. Il nuovo gestore dall’estate 2015 della Locanda di Sarzano, ristorazione e ospitalità è la società  “Il falco pellegrino”  .

    Castello di Bianello

  • Pievi

    Pieve di San Biagio

    La chiesa di San Biagio è nominata in una carta del 1240. Nel 1302 è compresa tra le dipendenti della Pieve di S. Vitale di Carpineti. E’ situata sopra un colle dominante alla sinistra del torrente Tresinaro, poco a levante dal borgo di Busanella. La chiesa, dimessa, presenta una facciata a capanna, orientata liturgicamente, con basamento a bugnato, due leggere bande a lesena angolari ed un frontespizio superiore. Lo stretto portale è ad arco a tutto sesto sormontato da una cornice a triangolo e al centro del prospetto da una finestra semicircolare. Il campanile massiccio si innalza leggermente discosto al fianco settentrionale. E’ concluso da una cella a bifore riquadrata da un motivo decorativo ad archetti.

    Oratorio di Beleo

    OLYMPUS DIGITAL CAMERALa località di Beleo fu nominata la prima volta come corticella assieme alla cappella nel 980. Troviamo poi che in essa aveva beni il monastero di Marola nel 1141 e nel 1240; citata nel diploma del 1160 in cui Federico I conferma beni alla chiesa di Reggio. Beleo divenne poi feudo dei Fogliani seguendo tutte le vicende delle località vicine. All’imbocco del sentiero per l’oratorio sul cantonale di un rustico è visibile una raffigurazione antropomorfa a tutto tondo. Nel diploma del 980 in cui Ottone II confermava i beni della chiesa di Reggio viene ricordata la cappella di Beleo. Nel 1070 la cappella è ricordata tra i beni di Bonifacio di Canossa. La costruzione è tutta in pietra squadrata con semplice struttura ad aula rivolta secondo l’orientamento liturgico. Ha una facciata a capanna con monofora superiore portale archivoltato a lunetta. Sulla copertura, in coppi a due falde, a filo della facciata dalla parte destra è disposto il campanile a vela. Sul fianco meridionale si apre una bifora finemente ornata di una fettuccia a zig-zag sormontata da una serie di rombi. Di particolare rilievo è l’abside di eleganza e fattura squisite, su cui si aprono tre monofore. Sotto la cornice che segna la linea di gronda è disposta una serie di conci a dente formante una fascia sovrapposta alla teoria degli archetti monolitici nascenti dalle due lesene laterali. I capitellini di imposta sono scolpiti a raffigurazioni antropomorfe e geometriche diverse. Danneggiato da una incursione aerea degli alleati il 10 maggio 1944 fu successivamente restaurato e ripristinato. L’interno con pavimento a lastroni di arenaria conserva una ricostruzione ideale dell’antico altare ad opera dello scultore Scorticati. A partire dagli anni ’70 del Novecento è diventato un importante punto di riferimento per gli Alpini “dedicato agli Alpini che non ritornano” che ne hanno assicurato negli anni diversi interventi di manutenzione e consolidamento consentendo di mantenere funzionale l’oratorio e l’area circostante dove nel 2008 sono state poste le lapidi in memoria degli alpini caduti durante le guerre.

    Pieve di Pianzo

    La chiesa di Pianzo sorge isolata su un poggio nel bacino del Tassobbio. Si fa risalire la fondazione della chiesa all’epoca longobarda. Pianzo è citato in due bolle papali del sec. XI come appartenente al Monastero di S. Prospero di Reggio. Fra gli episodi della sua storia si ricorda in particolare il saccheggio ed incendio del paese ad opera dei soldati di Nicolò III d’Este (che volle vendicare l’uccisione del suo vicario). La struttura primitiva della chiesa è quella romanica con una sola navata ad abside quadrata. Dopo i rifacimenti operati in particolare nel 1700 da don Domenico Rosa rettore, come attestano le incisioni su alcune pietre (1706 DDRR), la chiesa ha subito ampliamenti e trasformazioni. La facciata è a capanna, fatta di pietre squadrate su alcune delle quali sono incise varie date. Interessanti alcune pietre per le iscrizioni e figure incise poste sul lato sinistro. Nell’abside si notano degli archetti, forse di un precedente architrave. Sul lato destro sopra una porta ora murata vi è un antico arco in pietra. Nella lunetta vi sono simboli ed iscrizioni (MCCX…) piuttosto consunti e di incerta interpretazione. La chiesa è dedicata al culto di Santa Maria Assunta e le celebrazioni e la fiera hanno luogo il 15 agosto.

    Pieve di San Vitale

    San-Vitale-di-Carpineti-ostello-e-pieveLa Pieve probabilmente di origine bizantina è nominata nel Diploma di Ottone II del 980… Il tempio fu consacrato il 29 agosto 1145 dal Vescovo La circoscrizione si estendeva per c. kq. 139. 24 sconfinando nel modenese. La visita del Vescovo Rangone nel 1593 la descrive ad una nave grande e due minori con colonne ad archi in pietra picchiata. L’edificio doveva comunque già presentare alcuni problemi strutturali e funzionali se la visita del Vescovo Coccapani del 1625 lascia che già si possa officiare nell’oratorio di S. Caterina dando disposizioni per ripristinare il tetto della Pieve . Nel 1652 comparve la nuova chiesa di S. Caterina mentre i rilievi del Marliani nel 1664 indicano la Pieve come antica ed angusta, abbandonata ed utilizzata solo per i battesimi ed i funerali. Nel 1677 minaccia rovina; nel frattempo il titolo di “Pieve” inizia ad essere trasferito a S. Caterina. Il Vescovo Picenardi denuncia il crollo delle due navate laterali cosa che consentì all’arciprete conte Francesco della Palude, utilizzandone i materiali, di ricavare, nella canonica a fronte, un palazzo principesco con seminterrato a foggia di cripta. Alla fine dell’Ottocento non rimangono che i muri. Nella facciata orientata liturgicamente si apre il portale strombato con due colonnine a capitelli fogliati; la lunetta superiore è decorata con due cornici in arenaria, l’una con motivo a treccia e l’altra a foglie di vite. Sul fianco del fabbricato della canonica è visibile una interessante trifora in arenaria. All’interno rimane l’ambiente seminterrato con volta a crociera, in rovina, impostata ora su due colonnette con capitelli scolpiti a figure antropomorfe. Probabilmente nei pressi di S. Vitale doveva situarsi la corte di Verabolo donata dalla Contessa Beatrice di Canossa nel 1071 al Monastero di Frassinoro. Attualmente la bella canonica secentesca è stata restaurata e adibita a ostello e ristoro. Dal 2010 è in corso una campagna di scavi all’interno delle superstiti strutture della Pieve.

    Eremo della Pietra di Bismatova

    Eremo_di_BismantoNella zona dell’Eremo venne recuperata una fibula presumibilmente databile al V sec. a. C.. Allo stesso periodo è riferibile anche il materiale rinvenuto nel 1974 tra i massi che fiancheggiano la strada che porta all’Eremo. Nel 1956, infine, Degani, in un riparo sotto roccia a piazzale Dante, trovò un vaso rinascimentale coperto da un ciottolo. Il Santuario venne eretto già nel 1411 e nel 1422 si ha la testimonianza della dedicazione al SS. Salvatore. Solo con l’erezione nel 1617 della attuale chiesetta sotto l’egida del Marchese Lucchesini, si cominciò ad associare l’intitolazione originaria a quella della Beata Vergine che già nel 1635 era divenuta di uso corrente . Di pochi anni anteriore a questa data è il Convento, potendolo fare risalire al 1620-23 circa. Rimane in luogo una epigrafe recante la dicitura “MCCCCXXII – DIE XVI IUNII”. Degno di nota è anche il corredo di affreschi quattrocenteschi ivi conservati, tra cui spicca una pregevole immagine della Madonna con il Bambino, opera di maestranze emiliane dell’epoca.

  • la pietra di bismanota e il parco nazionale

    Resa da pochi anni scorrevole con nuovi tracciati e gallerie, la statale 63 è l’asse viario predominante per raggiungere più rapidamente il cuore della montagna. E’ anche una bella strada panoramica. Tra Vezzano e Casina, fiancheggiando il Crostolo, si ammirano i cosidetti “Muri del diavolo”, sottili pareti di roccia che sembrano manufatti umani (o diabolici) ma è impagabile soprattutto l’esplosione paesaggistica che si può ammirare da Marola con lo svettare imperioso della Pietra di Bismantova sullo sfondo del crinale e del monte Cusna.

    La Pietra di Bismantova
    pietra_bismatovaNel comune di Castelnovo nè Monti la Pietra di Bismantova rompe il profilo bonario del medio appennino emiliano con la prepotenza visiva dei più noti “sassi” del mondo, una specie di Ayers Rock trasmigrata dalle asprezze del deserto australiano a una delle terre più accessibili e sopitali d’Italia. Una sintesi stupefacente che promette insieme emozioni e comfort, un mix seducente per le più diverse categorie di turisti e sportivi. Meta di famiglie tranquille, che si accontentano di ammirarla a naso in su, ma anche dei più arditi scalatori da tutta Italia che qui trovano una vera palestra di roccia. I suoi percorsi consentono arrampicate di differente livello, con le tecniche e e le filosofie che vanno bene a ciascuno. La pietra conserva il fascino della storia e della letteratura, grazie al ricordo del castello bizantino che vi srogeva sulla cima e dei versi di Dante che la paragona al monte del Purgatorio (canto IV della seconda cantica).

    Il Lago Calamone
    lago calamoneNel Comune di Ventasso sotto il Monte omonimo, presso una stazione sciistica frequentata in ogni stagione grazie anche al campeggio, si trova il più bel lago glaciale del nostro Appennino. A differenza di altri non ha subito l’affronto dell’edilizia invasiva e si presenta meravigliosamente naturale con i prati, i boschi e i grandi faggi isolati che lo contornano. Ogni lago che si rispetti ha la sua leggenda. Qui non ci sono mostri paurosi o fantasmi. C’era il racconto – che i vecchi di Ramiseto ripetono tuttora – che il lago non avesse fondo. nel ‘700 lo scienziato scandianese Lazzaro Spallanzani, da buon illuminista empirico, dimostrò che la leggenda era naturalmente infondata, percorrendolo in barca con l’ausilio di un filo piombato. Ma non per questo il lago ha perso il suo fascino.

    Il parco Nazionale
    FOTO CUSNA 2Tra i passi della Cisa e delle Forbici, i crinali boscosi che separano la Toscana dall’Emilia, si aprono verso un ambiente di vera montagna. Le vette dell’Alpe di Succiso, del Monte Prado e del Monte Cusna superano i 2000 metri, le foreste lasciano il posto alle roccie, ai laghi e alle praterie di alta quota. Il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano vanta una straordinaria ricchezza di ambienti: praterie, brughiere, mirtilleti, fino alle vette più impervie. E ancora laghi, cascate, specchi d’acqua, pareti rocciose, che si stagliano a picco sui torrenti. Animali come il lupo, il muflone, il capriolo, l’aquila reale e raritaà botaniche che fanno di intere zone veri e propri giardini botanici naturali.
    Per approfondire: www.parcoappennino.it

    Altre attività
    centrale ligonchioAll’interno del Parco Nazionale, a Cervarezza è presente il parco avventura di Cerwood che offre una serie di percorsi acrobatici sugli alberi sia per grandi che piccini. A Ligonchio è presente all’interno della centrale idroelettrica l’Atelier delle Acque e dell’Energia realizzato da Reggio Children. A Cerreto Laghi, sul crinale tra Emilia e Toscana, è presente un moderno palazzetto del ghiaccio.
    Diversi sono i rifugi presenti nell’Appennino Reggiano: il più rinomato è sicuramente quello del CAI “Cesare Battisti” a Lama Lite di Ligonchio. A poca distanza sono presenti i rifugi Segheria dell’Abetina Reale e Bargetana collegati da una efficiente rete sentieristica.

  • la valle del tassobbio

    la valle del tassobbio: pagina in aggiornamento